DocereAlcune volte mi capita di fermarmi a riflettere e mi rivedo giovane cintura nera non ancora istruttore che si diletta ad insegnare i primi rudimenti dell’arte del karate ad un ristretto gruppo formato perlopiù da fratelli, sorelle e amici di infanzia: quasi tutti i giorni ci riunivamo volontariamente in un capannone freddo senza riscaldamento, privo di vetri alle finestre ma ricco di stimoli, un laboratorio di idee che ci spingeva continuamente ad allenarci, sconfinando spesso anche nella esaltazione tipica delle esuberanza dei giovani di quella età.Dopo alcuni anni di non ufficializzato tirocinio chiesi al mio istruttore cosa dovevo fare per diventare un “istruttore ufficiale”; quando iniziai il primo corso di allenatore partecipai con fierezza e convinto che questo iter di formazione mi portasse un giorno a “saper insegnare”, niente di tutto questo!Il corso era molto interessante, psicologia, preatletismo, storia del karate, arbitraggio, ma nulla che ci insegnasse un metodo, un sistema su come trasmettere l’arte, su come affrontare il rapporto allievo-maestro; trasmissione e apprendimento, anzi sembrava quasi che i docenti preposti a questi corsi avessero una certa riluttanza ad affrontare tale tema, con il senno di poi oggi direi che neppure loro erano stati preparati a tale ruolo.Fu così che iniziai a pormi le prime domande: “chi mi insegna ad insegnare, e sopratutto chi insegna ai docenti che insegnano a me?”. Non meno rilevante apparve sin da subito che proprio su questo punto esistevano allora e ancora oggi delle falle, uno scollamento tra il sapere eseguire una tecnica di karate, un kata o il kumite e quindi essere un buon esecutore, un campione sportivo, e invece divenire un maestro di un’arte che richiede che e la trasmissione e l’espressione completa della stessa avvenga attraverso una trasfusione fisica, verbale e affettiva che andrebbe modulata e personalizzata allievo per allievo, in una intervista molto interessante rilasciata dal Maestro Morio Higaonna a Salvador Herraiz, il maestro dice: “…Anichi Miyagi(maestro di Higaonna) insegnava in modo diverso a seconda del livello di intendimento dell’allievo. Così deve essere. Chojun Sensei modificava il modo di insegnare a seconda delle abilità naturali…In tanti anni di suo insegnamento, Anichi Sensei ha cambiato spesso il tipo di didattica nei miei confronti, così come continuava a cambiare il livello dei miei progressi”.L’istruttore o il maestro di karate dovrebbero formarsi attraverso la pratica diretta sul campo, ma ciò che mi sono sempre chiesto è: sussiste una scuola di formazione per insegnanti di karate? Diciamo che in quasi tutte organizzazioni, scuole, associazioni, accademie, federazioni esistono proposte formative diverse, suddivise in tempi, materie, e percorsi particolareggiati che comunque si rivolgono in linea di massima al “gruppo” e mai al singolo. Alcune organizzazioni tendono a creare tecnici attraverso corsi molto lunghi e faticosi, altre elargiscono diplomi in pochi giorni, spesso in un sabato e domenica, dipende più o meno dal potere politico che gestisce queste organizzazioni che naturalmente si reggono finanziariamente proprio su questo business.Nonostante questo preambolo ritengo che i corsi federali siano importanti anzi direi fondamentali, quanto meno per appurare che ci sia almeno una “sorta di pseudo-formazione”, nonostante tutto questo quanti maestri oggi con venti o trenta anni di esperienza di insegnamento, credono ancora che questo basti per formare un istruttore di karate?L’eredità del karate non può essere trasmessa attraverso un corso istruttore e neppure attraverso testi di storia, medicina e psicologia, così come “insegnare ad insegnare” non può, anzi non dovrebbe essere concesso, per deroga diploma o quant’altro; a mio avviso l’unico collegamento è tra maestro e allievo, i maestri sono l’anello di congiunzione tra l’eredità di una scuola la trasmissibilità dei canoni tradizionali per la formazione di nuovi maestri.Questo discorso è molto complesso è richiede attenzione: a mio parere bisognerebbe annullare ogni forma di diffidenza e di gelosia verso gli altri e di escludere gli alibi stilistici che frenano ogni forma di possibile collaborazione; mi spiego meglio: nell’antico Giappone un maestro sapeva riconoscere il valore di un altro maestro e quando teneva a cuore la crescita di un proprio allievo, era egli stesso ad invitare l’allievo ad allenarsi con un altro maestro che riteneva capace di dare qualcosa in più di ciò che poteva dare lui. Oggi invece c’è molta gelosia tra maestri spesso anche della stessa scuola, si sente sempre più frequentemente minacciare gli allievi se vai da Tizio o da Caio non potrai più venire da me, se partecipi ad uno stage di quella federazione sarai radiato dalla nostra.Cos’è una formazione unilaterale, quale uomo da solo può essere tanto perfetto da non accettare il confronto, e quale allievo o aspirante istruttore non ha bisogno di studiare, sperimentare anche con altri maestri?Personalmente credo che il karate vada studiato, prospettando una visione interculturale, che tiene presente particolari percorsi pedagogici legati alla scienza moderna dell’educazione quanto alla sapere paradigmatico della cultura giapponese e allo stretto rapporto tra allievo e maestro.