Baricentro, peso e posizioniNel combattimento sportivo e/o marziale si ricerca sempre il giusto equilibrio psicofisico che è strettamente legato alla posizione del corpo, alla postura e all’atteggiamento mentale del combattente.Molto spesso, nei primi anni di studio, la prerogativa più difficile da ritrovare è la “leggerezza delle posizioni”, tale requisito comporta un costante impegno mirato a “rimanere sciolti”, fluidi e fluttuanti sulla posizione dei piedi e delle gambe, di modo che si potrà passare con agilità da una posizione di attacco/ difesa ad una di difesa/attacco con un minimo dispendio di energia e con la massima velocità, applicando concetti della fisica e della biomeccanica.Questo primo livello di pratica obbliga ad ascoltare il corpo, per toglierne ogni resistenza, per “addolcirlo”. Tale interrelazione viene definita in giapponese Ju -tai(cedevolezza del corpo).I primi anni di studio le posizioni di lotta vanno viste sotto due aspetti fondamentali: la biomeccanica e l’equilibrio, per cui in questa fase di praticantato ogni sforzo deve volgere in queste due direzioni, tuttavia, più tardi, ci si renderà conto che ciò non basta a rendere i nostri colpi realmente efficaci e soprattutto utilizzabili in ogni circostanza.L’efficacia dei colpi dipende dalla capacità di non produrre “resistenze passive”, cioè di non “frenare i muscoli e i movimenti” irrigidendosi senza profitto: se la posizione sarà corretta nell’eseguire una tecnica non applicheremo la sola forza del braccio e della gamba bensì sarà l’intero corpo che attingerà la forza dal nostro tanden, in questo caso il “non applicare resistenza” va inteso anche all’atto della respirazione che se troppo forzato ci porterà ad utilizzare la gabbia toracica costringendoci ad alzare il baricentro rendendo il nostro corpo meno stabile nella sua azione di attacco/difesa.A questo proposito credo che le diverse posizioni che ritroviamo nel karate corrispondano a questa necessità di fare evolvere il praticante facendogli comprendere l’importanza di sapere utilizzare il peso e il baricentro per mettere a frutto ciò che negli anni abbiamo appreso attraverso lo studio dei fondamentali: il peso avanti, al centro o dietro non sono stati inseriti nella pratica per dare semplicemente delle varianti alle posizioni, piuttosto esse sono un’evoluzione della stessa posizione che si modifica in riferimento all’esigenza e alla conformazione del combattimento, tenshin-ho.Se, come abbiamo già detto, i primi anni sono rivolti al concetto di “muoversi leggeri” gli anni di maturità invece mirano a sapere “affondare il corpo”, in altre parole la potenza dei colpi è strettamente collegata alla spinta del nostro baricentro verso il suolo e dalla capacità di rimanere rilassati per poi esplodere in una contrazione massimale al momento dell’impatto; il praticante che è capace di rimanere rilassato sugli arti, mantenendo una posizione solida, è in grado di trasferire al pugno, al calcio o alla parata un’energia incredibile rendendo le sue tecniche significativamente contundenti.Nello studio della posizione del karate si cerca sempre di muoversi e passare da una posizione all’altra applicando la regola dei tre punti del baricentro : equilibrio stabile, equilibrio instabile ed equilibrio indifferente: lavorando su questi punti avremo la possibilità, in base al momento e al punto di traslazione, di affondare, indietreggiare o ruotare il nostro corpo con la minima difficoltà. Quindi, se mi troverò nella fase d’attacco cercherò un equilibrio stabile (posizione ottimale zenkuzudachi), se invece mi troverò a metà strada tra attacco e/o difesa applicherò un equilibrio instabile (posizione ottimale sanchindachi, mentre se la mia azione avviene senza nessun spostamento preliminare applicherò un equilibrio indifferente (posizione ottimale kakeashidachi).

Ciro Varone