L' artista marziale20L’operosità dell’uomo applicata all’artedà vita ad una concreta trasformazione interiore sia perl’artista che per chi la contempla.

Nel pragmatismooccidentale è stato contaminato il concetto di “KU”(vuoto), per rendere concreto ciò che per principio non lopuò essere: “l’utilità della tazza è nel suo essere vuota“.

Esistonoin questo senso alcuni artisti marziali che praticano un’artemarziale orientale ma con un’ accanimento egocentrico tuttooccidentale, rivolto verso un unico obiettivo:quello di diventare più forti.

Inquesto caso i messaggi sublimali che ci arrivano soprattutto dai massmedia occidentali , sono fuorvianti e ci riconducono all’idea diun “umanesimo individualista” proiettato versol’esclusivo rafforzamento dell’io, dove, appunto,l’essere umano è il centro di tutto e tutto ruota attornoad esso.

L’equivoco di molti nasce da queste errateinterpretazioni sul concetto di “pratica marziale”, mentre,invece, il budoka nella filosofia orientale non è nulla senzal’avversario, cosicché l’obiettivo dello scontro nonè abbattere l’avversario bensì distruggere ilproprio io, ma con l’aiuto del nostro antagonista.

Nell’arte marziale intesa come budo il nostro oppositore riveste un ruolo fondamentale nella nostra autoeducazione.

L’abbattimento del nemico è puramente metaforico; l’uomoslegato dai propri simili e dalla comunità non è che unpiccolo granello di sabbia nel cosmo.

L’arte marziale,dunque, è protesa maggiormente alle conseguenze che ne derivanodalla pratica che alla convenienza d’uso che ne puòscaturire dalla pratica stessa.

Quando all’adepto vieneconsegnata la cintura nera simbolicamente “gli vengono consegnatele armi per uccidere”, ciò nonostante l’espertobudoka sa che prima dovrà uccidere il proprio io, questaè la prima constatazione che scaturisce da una pratica matura evitale, ponendo l’uomo sotto il controllo di una grande“lente di ingrandimento”: la propria coscienza, ingiapponese Musu (la forza del divenire).