La distanza (Ma-ai)Lo studio della distanza ha sempre rappresentato, in qualsivoglia formadi combattimento, una cognizione fondamentale per rendere applicabile ed efficace la tecnica di attacco o  di difesa.

NelGiappone antico, il combattimento tra due avversari avveniva o da lungadistanza, scagliandosi frecce, coltelli  o altre armi, o a distanzadel corpo a corpo.

Per motivi oramai ben noti a tutti ipraticanti di karate, le tecniche di combattimento a mani nude hannocostituito l’anello di collegamento tra l’abbandono dellearmi (kenjutsu), le forme di  lotta corpo a corpo autoctone(Yawara)e la rinnovata  necessità di rendere efficace la difesa amani vuote contro ogni  tipo di aggressore, armato e non.

Giacché lo scopo dell’addestramento era“sopravvivere”, era improbabile trovare una scuola che noncontemplasse  lo studio approfondito delle distanze dacombattimento contro avversari armati,pure contro una vasta  gammadi armi,  e avversari disarmati ma che provenivano da movenzemarziali  diverse.

In questo senso ogni scuola(Ryu) ha seguito la propria attitudine, favorendo l’assimilazionedi nozioni  che prevedevano lo sviluppo di angolazioni, rotazioni,colpi di piede e di mano, leve, soffocamenti e torsioni al merofine di rendere sempre più contundente ed efficiente la tecnicamarziale.

Tuttavia, in seguito,  la specializzazione dialcune  arti marziali e l’allenamento tra praticanti dellostesso stile, quindi con movenze simili e massificate, ha mano amano unificato le variabili delle distanze da combattimentoriducendole  in poche e semplici nozioni facili daapprendere  ma inadeguate in una realtà diversa e nonindotta come  quella del Dojo, o contro avversari armati, in questomodo anchelo Zanshin ha perso il suo valore fondamentale dimassima concentrazione e anticipazione del pericolo.

Nelcombattimento  tra praticanti della stessa disciplina chesi attengono alle stesse regole, lo scontro si polarizza su unadistanza dettata più che dalla necessità marziale da unregolamento; ragione per cui diventa superficiale lo studio dellediverse distanze , mentre se il contrasto è tra disciplinediverse allora si rende necessario l’apprendimento delledifferenti distanze e relative  tattiche,  in questo caso loZashin  veste nuovamente un ruolo predominante sull’esitodello scontro.

Questo problema è stato portato allaribalta dai recenti incontri di Free Fight e Valetudo, dove, appunto, siscontrano lottatori confighter e  marzialisti di diversi stili in un gara nella  quale è previsto afferrare,soffocare, colpire di piede, di ginocchio, gomito,torcere learticolazioni,  e dove l’obiettivo principale e il KO.

Nelle Arti Marziali antiche tutto questo era esaurientemente contemplato, pertanto ogni combattente studiava con dovizia non solole tecniche di pugno o di calcio nelle forme di OWaza- Chu Waza- e KoWaza,(grande- media- corta), ma pure le relativedistanze : Ma-ai-To-ma- Chika-ma (media-lunga-breve), ed ognuna diqueste distanze prevedeva, a seconda della circostanza edell’avversario,  una diversa strategia di lotta chepossiamo  chiamare “tridimensionale”, in questo caso lostudio approfondito del Ma-ai  come pure quello dello Zanshineradi vitale importanza.

Ciro Varone