Tribù marzialeDa quando esiste l’umanità l’identità collettiva ha sempre rappresentato una sorta di “coscienza indotta” che da prima avveniva con la composizioni dei popoli,tribù, famiglie, ora per associazioni, nazioni, città e non solo.

Oggi, l’identità collettiva è molto più complessa da definire, sicché l’essere“connesso” con il mondo stravolge l’idea di“vicinanza”, attualmente possiamo, attraverso i nuovi canali di comunicazione, internet, satellite, videofonino, ecc. ,essere più vicini, in maniera semantica, ad un americano, o ad un cinese che al nostro vicino di casa.

La coscienza marziale si sviluppa soprattutto per appartenenza ad un pensiero, un archetipo che rappresenta per quanti ci credono l’ideale da seguire e al quale ogni adepto dell’arte marziale si ispira, il maestro(sensei).

S ipartecipa ad allenamenti collettivi, gare, meeting, attraverso internet ci si scambiano informazioni, si traduce in pratica l’idea di contiguità e ci si identifica in uno stile, in una scuola o gruppo, in una tribù.

Ogni persona rappresenta una coscienza individuale che si forma attraverso una coscienza collettiva unica, ma ognuno di noi rappresenta un manifestazione di questa entità che si concretizza attraverso l’espressione soggettiva.

Quelli mancanti di un punto di riferimento si rivolgono alla comunità marziale, per chiedere di venire“iniziati ” ad una educazione che prevede gli aspetti mentali, emozionali e spirituali, si entra nella sfera degli incominciati per apprendere come evolversi in coraggio, lealtà e dovere, come una continua tensione rivolta alla costante educazione al valore e alle virtù.

Lo spirito di aggregazione, il sentimento della dignità collettiva, la finalità di costruire si fortifica da passaggio a passaggio, da uomo a uomo, da maestro ad allievo.

La regole marziali si trasferiscono per mezzo di principi educativi ricchi di essenzialità, per fare in modo che l’allievo di oggi diventi il punto d’appoggio delle generazioni future.

Ecco allora che lo spirito intrinsecodel laconismo marziale, trova la più alta constatazionenell’ elevazione al valore della “fatica del divenire” dei giovani guerrieri, votati alla trasformazione spirituale.