ISSHOKENMEILa pratica del Budo è per l’uomo una forma di educazione fisica, mentale e spirituale: il Budo è tale quando indica, al praticante che riceve e al maestro che la offre, una linea di condotta esemplare, un volontario stile di vita austero e sincero, privo di artifizi.
Per il praticante serio, una volta entrato nel dojo, è difficile sottrarsi all’obiettivo che il maestro, volta per volta, propone, cosicché l’allenamento è sopratutto un confronto con se stessi e con le proprie incertezze: l’attitudine esteriore del maestro educa l’attitudine interiore dell’allievo, in tal caso la pratica del karate è il karate!
La semplice corsa verso l’acquisizione di nuove tecniche, senza capire quelle precedenti, porta con sé molti errori: omettere vizi e debolezze  contribuisce a deformare la pratica e ad allontanare l’allievo dal maestro ed entrambi dalla Via.

Spesso nella pratica si attuano troppi protagonismi, bisogna invece abbandonare il concetto di riuscita, di bello e/o brutto, di vincere e di “misurare” : nel Budo  occorre formarsi  senza lo stile ma  acquisendo il “senso dell’azione universale” applicabile al tutto.
Nella pratica modesta e paziente in un incontro, in  un ciclo (Ichi Go Ichi ) risiede l’autenticità dell’arte marziale : la cosa più importante per l’adepto del Budo è cercare di eseguire  le tecniche una per una e sopratutto facendole bene, conoscerne i meccanismi, influenzarne i tempi e i metodi, praticare in silenzio, con modestia  e senza arroganza; tutto ciò richiede una grande disponibilità d’animo e sopratutto educa al confronto con se stessi, un confronto privo di  filtri  e senza alibi accresce la nostra sensibilità interiore e spinge alla conoscenza di noi stessi.
La pratica  è una dimensione dove la qualità deve essere conquistata con fatica e determinazione,  con  impegno e merito, con tutte le proprie forze (isshokenmei), questo non vuole dire “forzare i tempi”, anzi, bisogna applicare ad essa la non forzatura ma anche  la non inattività:  bisogna lasciare fluire il tutto cercando di creare solamente i presupposti naturali e spontanei per la nostra crescita tecnica e interiore.
Nel karatedo se perdiamo di vista questi presupposti non otterremmo grandi progressi: il cammino è  un “Do” colmo di interrogativi, un percorso dove si deve morire molte volte e tutte le volte traendone vantaggi e nuove esperienze,nella pratica quotidiana troviamo la dimensione dell’uomo e dell’arte che si incontrano dando vita a Sho (il satori).