okugiE’ mia convinzione che i maestri di Arti Marziali abbiano un compito notevole nel portare al “risveglio” gli adepti.  Per tale motivo insieme ad altri amici/maestri abbiamo ritenuto importante intraprendere un “percorso” che offra a quanti lo desiderano una visione nuova e al tempo stesso antica della pratica del karatedo.
Tra i tanti  intontimenti che il  complesso e intricato ambiente marziale/sportivo offre come:  gare nazionali, internazionali, manifestazioni, stage con campioni del karate in auge, dove tutti accorrono per  cogliere il “segreto” per vincere o far vincere la gara ai propri atleti: pochi, molto pochi sono quelli che  si preoccupano invece  di comprendere a fondo ciò che stanno “parodiando”.
A mio parare non importa da dove un praticante viene, ne dove sta andando, l’importante è che capisca che per praticare il karatedo  budo  prima o poi dovrà  “passare dallo stesso incrocio” :  una intersezione dove, presto o tardi,  tutti quelli che aspirano alla comprensione del  karatedo dovranno  obbligatoriamente transitare, pena la non completa maturazione o l’abbandono della pratica.
Quasi sempre, quando qualcuno si avvicina per la prima volta al “percorso OKUGI” , sembra rimanere spaventato  ma al tempo stesso incuriosito e stimolato, questo è il primo avvicinamento a qualcosa di nuovo e sconosciuto.
Per un adepto  del budo che pratica con serietà e devozione, non  importa in quale federazione, ente o associazione sia e con quale Maestro : quando si  confronta  per la prima volta  con questa  apparente “trasgressione tecnica” , la sua prima sensazione è quella di sentirsi offeso, sembra che il suo Maestro, la scuola da cui proviene venga vilipesa, oltraggiata e messa al bando, e che la sua stessa competenza subisca un duro colpo, ma in realtà non è questo l’obiettivo del percorso Okugi, anzi.
Capita così che, iniziando la lezione, con degli esercizi semplici ma fondati sul muchimi del kata che andremo di seguito a praticare, il novizio si chiede “ma cosa stiamo facendo, queste tecniche da dove provengono, che kata stiamo allenando?”, in tal modo cominciano a cadere i primi veli, tutto ha inizio da queste considerazioni.
La perplessità si dissolve mano a mano che l’allenamento continua: questo è solo uno dei pensieri che con una certa prepotenza affiorano nella testa dei partecipanti e che io individuo attraverso l’espressione del loro viso, un sentimento misto tra  sbigottimento e curiosità, quasi come un bambino che per la prima volta si trova davanti al giocattolo che ha sempre sognato ma che non poteva permettersi di avere.
Okugi è un percorso che inizia con una trasgressione ,  la prima è sul metodo di allenamento, la seconda la violazione più evidente è sul concetto falsato di Kime,  che molti, nello scorrere degli anni si sono fatti. Le maggiori difficoltà si incontrano infatti sull’efficacia della tecnica anche per quei praticanti che hanno un passato di grandi campioni di karate e hanno raggiunto il livello di V/ VI  dan.
Ma cosa è veramente il percorso Okugi?
A questa domanda rispondo semplicemente:  Okugi è il cammino della ” disubbidienza “, la leva che sradica  le false convinzioni e, qualora scegliamo di intraprendere tale strada,  ci obbliga a non credere in ciò che ci hanno inculcato senza essere stati in grado di dimostrarci, in tecniche e metodi imposti da una dottrina dogmatica e  senza fondamenti che ci è stata imposta  come avviene nelle vecchie e obsolete accademie militari.
Okugi aborra qualsiasi dottrina assiomatica e aspira a ” far comprendere”  ciò che ci è stato  fatto apprendere ma senza avercelo fatto sperimentare, con  l’augurio  che l’adepto  comprenda, “apra gli occhi” (kaimoku).

Ciro Varone