tigreSe il karatedo si è diffuso e arrivato  fino a noi, sicuramente, il  merito  è da attribuire anche  all’artista  Hoan Kosugi, allievo di Gichin Funakoshi  e eccelso  pittore  giapponese.
Erano i primi del novecento, il Maestro Funakoshi cercava, attraverso convegni, dimostrazioni e alcuni articoli di giornale, di fare  uscire il karatedo dalla sua clandestinità, facendolo conoscere a quanta più gente possibile.
Sensei Funakoshi in tale occasione incontra l’artista Hoan Kosugi  con il quale intrattiene, oltre ad un rapporto di discepolato maestro/allievo, un ottimo interscambio culturale che lo introduce in circoli accademici culturali di alto livello sociale che lo aiuteranno a diffondere il karatedo nelle sfere più alte dell’aristocrazia giapponese.
L’artista Kosugi che comprese il grande valore del karatedo e sopratutto la bontà del messaggio di Funakoshi si rese conto che nonostante Sensei  Funakoshi si prodigasse per divulgare quanto più fosse possibile il karatedo, i suoi sforzi erano ben lontani dal riuscire a promuovere su ampia scala l’Arte della Mano Vuota.
Pertanto,  Funakoshi, su continua insistenza dell’amico e allievo Kosugi, entrambi appoggiati dal circolo artistico “Club Tabata”,  si convinse  a pubblicare il suo libro dal titolo ” Ren-Tan-Go-shin-Karate-Jutsu.
In quel periodo pionieristico  il testo fondamentale del Maestro Funakoshi rappresentava il primo  documento ufficiale dell’Arte del Karatedo “( in giapponese Tora No Maki) rivisto e organizzato secondo l’idea di “Arte per tutti.
Si racconta che il Maestro Funakoshi quando voleva meditare e stare solo, amava passeggiare sul monte Torao (coda di Tigre) e in tali occasioni, ammirando  la rigogliosa natura del monte, il Maestro era solito scrivere le sue poesie firmandole  con lo pseudonimo di Shoto (fruscio dei pini).
Poiché Tora in giapponese si traduce anche con Tigre, per l’occasione l’artista e allievo Kosugi dipinse  un simbolo artistico di grande  impatto, la Tigre, simbolo di potenza, velocità e arguzia, simbolo che Funakoshi sensei utilizzò per la copertina del suo libro: Kosugi con un solo colpo di pennello  dipinse il cerchio dell’illuminazione Zen (Enso) dove al suo interno è raffigurata la Tigre, sopra la coda della tigre  i kanji del suo nome.